Sony torna a far sognare con il Bravia OLED A1: la prova completa

26/05/2017

Sony torna a far sognare con il Bravia OLED A1: la prova completa


Tecnicamente i nuovi TV della serie Bravia A1 non sono i primi OLED di Sony. Forse in molti non se lo ricordano, ma Sony fu infatti la prima azienda a lanciare sul mercato un TV OLED nell'ormai lontano 2007: si chiamava XEL-1, aveva una diagonale di soli 11 pollici, una risoluzione di 960x540 pixel e costava quanto un 65 pollici LCD di fascia alta di oggi. Ci sono voluti quasi dieci anni per dare un seguito a quel pionieristico esperimento, ma oggi eccoci finalmente alle prese con il primo vero TV OLED di grande formato di Sony.

La tecnologia del pannello, è inutile nasconderlo, oggi non è più giapponese ma di LG Display, l'unica azienda che ha potuto/voluto investire in questi anni un'enorme quantità di risorse nello sviluppo commerciale dell'OLED, ma questo non vuol dire che Sony non abbia potuto mettere tutta la sua esperienza nella progettazione di TV in questi nuovi prodotti. Dal particolare design, che ha portato allo sviluppo di una soluzione audio del tutto unica, fino alle più avanzate tecniche di elaborazione digitale delle immagini, la serie Bravia A1 mostra in ogni dettaglio l'impronta inconfondibile del DNA Sony. Disponibile in due tagli, 65 e 55 pollici, abbiamo avuto l'opportunità di provare a fondo il modello più piccolo.  

Design a tutto schermo 

Abbiamo già avuto modo di lodare la scelta di Sony, che ha scelto di intraprendere una strada coraggiosa sviluppando il particolare sistema audio a superficie acustica, pur di sfruttare al meglio le potenzialità di design offerte dalla tecnologia OLED. La principale caratteristica di questo TV, per chi ancora non lo sapesse, è infatti l'audio che, grazie a un sistema di trasduttori posti sul retro, non viene emesso da tradizionali altoparlanti ma dalla superficie dello schermo stesso, più un piccolo woofer posto sul piedistallo posteriore per rinforzare le frequenze medio/basse. In questo modo spariscono i classici diffusori anteriori da incassare in qualche modo nella cornice o in una base e tutto il frontale può essere dedicato esclusivamente al sottilissimo schermo vero e proprio, trasformando il TV in un'elegante e minimale lastra nera appoggiata su un mobile. Il risultato finale è comunque figlio di alcuni compromessi e di una filosofia di design molto precisa: il primo OLED Bravia è un TV pensato per essere disposto idealmente su un mobile piano e non a parete, possibilmente non troppo alto in modo da esaltare la leggerezza estetica di uno schermo praticamente senza bordi, sottilissimo e inclinato, "sporcato" solo da un invisibile logo Sony nell'angolo basso sinistro e dal piacevole LED azzurro in basso al centro. La cornice attorno al pannello è spessa davvero pochi millimetri e praticamente tutta la superficie frontale è rappresentata dal pannello OLED. Il display è talmente sottile ai bordi che in fase di rimozione dall'imballo si ha quasi paura di romperlo.Il piedistallo posteriore, abbiamo avuto modo di evidenziarlo in passato, è meno riuscito: anche con la copertura di protezione tipica dei diffusori, non è esattamente bello o elegante: è invece pesante per sorreggere il tutto e - cosa che abbiamo scoperto con la prova - non è molto pratico da gestire in fase di installazione: la parte principale del piedistallo è già fissata al pannello nella parte alta, ma va agganciato a un contrappeso da montare e che integra la staffa metallica che impone l'inclinazione fissa e non regolabile al display. Questa operazione richiede un po' di attenzione vista la delicatezza e leggerezza del pannello OLED e consigliamo di effettuarla in tre persone per non correre il rischio di danneggiare qualcosa.Una volta installato, comunque, il piedistallo rimarrà difficilmente visibile, visto che idealmente si troverà a ridosso di una parete. Inoltre, la disposizione dei connettori nella parte inferiore fa sì che anche i cavi provenienti dalle varie sorgenti saranno poco visibili, garantendo una collocazione in ambiente molto pulita: tutte le prese degli ingressi e dell'alimentazione elettrica si trovano infatti in una sorta di pozzetto che rimarrà coperto e quindi nascosto dalla griglia di protezione e che consentirà così di nascondere tutti i terminali dei cavi.Staccando il contrappeso del piedistallo e mantenendo quest'ultimo in posizione chiusa, è possibile installare il TV anche a parete, anche se in questo caso non sarà possibile avere il pannello a filo del muro stesso.

Connessioni complete ma poco accessibili

Il piedistallo contiene dunque, oltre al woofer del sistema audio, anche parte dell'elettronica del TV e soprattutto le connessioni. Queste si trovano in una posizione davvero poco accessibile una volta posizionato il televisore sul mobile nella sua posizione finale. Se da una parte il design impone di nascondere il piedistallo, dall'altra proprio a causa di ciò sarà poco agevole collegare un dispositivo in un secondo momento senza spostare il TV. 

Ciò è soprattutto vero quando si parla di cuffie o supporti di memorizzazione USB che non rimangono stabilmente collegati al televisore ma vengono per l'appunto utilizzati per riprodurre i contenuti al volo. Fortunatamente il TV Sony supporta diverse modalità alternative di riproduzione di file multimediali, dal DLNA a Google Cast, funzionalità che torneranno quanto mai utili. Il parco connessioni è praticamente standard: tuner DVB-T2 e DVB-S2, LAN, uscita audio digitale ottica, ingresso audio/video analogico, 4 porte HDMI, tre porte USB, uscita per le cuffie e slot per moduli Common Interface, a cui si aggiungono poi la connettività Wi-Fi e Bluetooth.

Gioie e dolori di Android TV

Sul versante delle funzionalità e del sistema operativo, anche per la serie OLED A1 vale tutto quanto abbiamo di recente scritto del Sony XE90: Android TV ha sicuramente del potenziale, la parte di controllo delle funzioni base del TV è stata bene integrata da Sony, le app più importanti ci sono ma il sistema operativo di Google resta molto pesante e spesso, anzichè arrichire l'esperienza utente, finisce invece con diventarne il principale nemico. 

Se sia un problema di ottimizzazione del sistema operativo o di potenza del processore utilizzato da Sony al momento non si sa, ma ciò che in parte ci tranquillizza è che già in passato il produttore è intervenuto con degli aggiornamenti software che hanno migliorato in modo consistente le prestazioni.

Al momento possiamo dire che, con la versione del software installata sul campione che abbiamo ricevuto, abbiamo notato più volte dei vistosi rallentamenti dell'interfaccia e tempi lunghi di risposta ai comandi impartiti con il telecomando. Ciò si è verificato in particolar modo durante la visione di contenuti nativi in 4K, sia attraverso servizi di streaming che da ingressi esterni. Durante la visione di contenuti 4K e HDR da Amazon Prime Video, in particolare, è capitato non solo di vedere l'interfaccia del TV reagire fino a 2 secondi dopo i nostri comandi, ma anche di sentire i suoni di sistema venire riprodotti fastidiosamente a scatti o partire in ritardo andando a sovrapporsi uno sull'altro.  

Qualità di immagine al Top

Il 2017 è sicuramente un anno importante per l’affermazione dell’OLED come tecnologia di riferimento per il mercato dei TV, soprattutto per l’arrivo dei primi prodotti di marchi storici come Sony. Attesa e aspettative per il primo OLED di Sony erano alle stelle e, dopo aver avuto la possibilità di provarlo con la giusta calma nel nostro laboratorio, possiamo dire che quello che abbiamo visto ci è piaciuto davvero molto.

Fin dai primi modelli di TV OLED, uno degli aspetti qualitativi che si è rivelato essere più critico è stato la resa delle immagini più scure: il nero perfetto è il principale punto di forza di questa tecnologia ma riprodurre le sfumature appena più chiare si è rivelato essere, almeno inizialmente, più difficile del previsto. Le prime generazioni di TV OLED avevano mostrato problemi di uniformità e di pulizia delle immagini più scure, difetti che Sony, grazie anche ai progressi fatti da LG Display sui suoi pannelli, è riuscita a far diventare un lontano ricordo. Proprio la pulizia sulle ombre è il primo aspetto che ci ha colpito del Bravia 55A1: semplicemente perfetta, senza rumore o la tendenza a evidenziare eccessivamente gli artefatti di compressione. 

Sony ha inserito nel menù delle impostazioni video avanzate anche un controllo apposito per la regolazione fine del livello del nero, che ha lo scopo di correggere eventuali chiusure eccessive sulle ombre ma che torna utile anche per apprezzare la precisione del controllo di questo TV sui toni più scuri. Il risultato è che, anche con le scene più buie che metterebbero in crisi anche il migliore degli LCD full LED con local dimming, l’OLED Sony offre immagini sempre di grandissima qualità.

Ciò è merito anche dei notevoli progressi fatti da questa tecnologia sul fronte dell’uniformità: la vignettatura che caratterizzava i primi TV OLED qui è assente, mentre se è vero che con una schermata uniforme con il 5% di luminosità è ancora possibile notare delle leggere striature verticali, queste sono ormai davvero appena percepibili e mai visibili durante la visione di normali contenuti video. Giusto per essere chiari: i migliori TV LCD sul mercato hanno problemi di uniformità ben maggiori sotto questo punto di vista. 

Il nero perfetto e l’elevata luminosità di questo TV fanno sì che, a seconda anche della luce ambiente in sala, le ombre possano essere percepite come un po’ chiuse. Di default il TV segue pedissequamente la curva del gamma come da standard BT.1886 per l’HD, che ben si sposa con un ambiente scuro, un po’ meno in presenza di luce; il già citato controllo fine del livello del nero permette però di aggiustare al meglio l’immagine secondo le proprie esigenze. 

Più gamma dinamica di quella che serve 

Out of the Box il TV Sony supporta i formati HDR10 e HLG, mentre un aggiornamento firmware previsto per l’estate dovrebbe aggiungere anche il supporto per il Dolby Vision. La tecnologia OLED non è ancora in grado di offrire la stessa luminosità di picco di un LCD, ma ciò non toglie che il Sony 55A1 non sia in grado di sfruttare la maggiore gamma dinamica offerta dal nuovo formato.

Con una finestra di ampiezza del 18%, il TV è in grado di offrire una luminosità di picco di circa 640 cd/mq, valore che scende rapidamente all’allargarsi del pattern bianco oltre il 25%. Ciò è dovuto come sempre alla gestione dell’alimentazione del pannello OLED, che per evitare sovraccarichi limita automaticamente la luminosità massima esprimibile sull’intera area del display, una caratteristica inerente alla tecCopertura DCI-P3 - Il TV Sony ha una copertura pressoché totale dello spazio colore DCI-P3 e con una buona precisione dei primari e secondari. Solo il primario del rosso mostra un deltaE oltre la soglia critica.

La cosa importante da tenere in considerazione è che in un contenuto HDR, di norma, saranno pochi dettagli che andranno a spingere così in alto la luminosità (fiamme, scintille, riflessi, il sole e così via), elementi che difficilmente andranno a occupare grandi porzioni dello schermo.

Per far fronte ai limiti dovuti alla massima luminosità esprimibile dal display (ad oggi non esistono display in grado di arrivare fino a 10.000 nits), il formato HDR10 prevede che il TV, via via che ci si avvicina alla luminosità di picco, rimappi i livelli del segnale in ingresso in modo da preservare i dettagli sulle alte luci del contenuto video HDR; il TV Sony, da questo punto di vista, riesce a mantenere i dettagli sulle alte luci fino a un livello di segnale tra i 1500 e i 2000 nits, per poi tagliare tutto sul bianco.

La visione di contenuti 4K e masterizzati in HDR offre immagini dotate di grandissimo livello di dettaglio, colori straordinari e un grandissimo rapporto di contrasto; a nostro avviso, anche se non si raggiungono i mirabolanti livelli di luminosità di picco promessi da HDR10 e Dolby Vision, con i quasi 650 nits di questo OLED e il suo nero perfetto, siamo già davanti a una gamma dinamica al limite per una visione confortevole con contenuti HDR in ambiente anche solo parzialmente oscurato.

La tecnologia di upscaling di Sony è sempre da riferimento

L’altro grande punto di forza di questo TV è naturalmente la tecnologia di upscaling di Sony che soprattutto con i dischi Blu-ray offre una resa davvero vicino a quella dei contenuti nativi in 4K. L’algoritmo X-Reality PRO si conferma davvero ottimo e il suo intervento è comunque regolabile offrendo la possibilità di calibrare a piacere il bilanciamento tra nitidezza e possibile artificiosità. Il sistema funziona in modo ineccepibile con i contenuti 1080p, mentre il contributo si fa decisamente meno determinante con materiale 4K (probabilmente sul più grande schermo da 65 pollici, l’intervento riesce a essere maggiormente apprezzabile). 

Dove neanche l’X-Reality PRO riesce a fare i miracoli è con i video in definizione standard e in particolare durante la visione dei canali TV tradizionali: in questo caso tutti i difetti del materiale sorgente vengono oltremodo evidenziati per un’esperienza poco appagante. Anche con i canali TV in HD, gli artefatti di compressione diventano molto visibili e fastidiosi e in questo caso l’OLED Bravia mostra un carattere analitico che non fa sconti nei confronti del minimo difetto del contenuto video.

Anche su questo OLED, Sony ha poi implementato il suo algoritmo di interpolazione dei fotogrammi Motionflow XR. Senza alcuna interpolazione, il TV Sony offre una risoluzione in movimento quantificabile intorno a circa 350 linee TV di base. Attivando il MotionFlow si arriva a un massimo di circa 750/800 linee TV, a patto di impostare il parametro fluidità almeno su 2 nella modalità personalizzata o di selezionare il preset fluido o standard. La modalità TrueCinema non sembra invece avere alcun effetto né sulla fluidità di immagine, né sulla risoluzione in movimento.

Un aspetto molto interessante riguarda invece un altro parametro presente nella modalità personalizzata del MotionFlow che prende il nome di Nitidezza: impostando fluidità sul minimo e  nitidezza al massimo, il TV non effettua alcuna interpolazione ma sembra applicare una sorta di black frame insertion. Se da un lato questa modalità sembra offrire il massimo in termini di risoluzione in movimento, dall’altra introduce un abbattimento della luminosità ingente, ma soprattutto un flickering (sfarfallio) che con i contenuti a 24 fotogrammi al secondo diventa fin fastidioso, motivo per il quale questa impostazione non ci è sembrata molto utilizzabile. Del resto, numeri a parte, la resa dal punto di vista della definizione di questo TV ci è parsa comunque ottima in ogni situazione. Andando infine ad abilitare la modalità gioco, abbiamo rilevato un input lag di 47,3 ms, un valore discreto ma non ottimo. 

Buono l'audio, ma servono più bassi

Il particolare sistema audio è sicuramente la caratteristica che più ha fatto parlare di questo televisore dopo la presentazione al CES di Las Vegas, tecnologia di cui abbiamo già parlato negli scorsi mesi. Dopo sessioni di ascolto più prolungate possiamo per lo più confermare le nostre impressioni: l’acoustic surface non è solo una trovata di design ma un’alternativa credibile alla classica soundbar anche se con i suoi pro e contro.

Tra gli aspetti positivi possiamo annoverare la spazialità del suono, che sembra provenire direttamente dalle immagini, una risposta in frequenza decisamente brillante con una buona estensione verso la parte più alta dello spettro e una gamma dinamica convincente.

Di contro, ad un ascolto più attento e prolungato, si riscontra un certo “vuoto” nel registro medio, che affligge soprattutto il corpo delle voci più profonde, mentre la risposta in frequenza è piuttosto limitata verso il basso e si sente la decisa mancanza di un subwoofer per dare più impatto alle colonne sonore cinematografiche.

Il TV offre diverse modalità audio a disposizione, ma quella che ci ha convinto di più è l’impostazione cinema, che offre un migliore equilibrio, dove con le impostazioni di default il suono è un po’ più inscatolato e leggermente metallico.


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